Ed è sempre un cantiere, un perpetuo costruirsi e ricostruirsi, perché non c’è traguardo che non sia ripartenza. Ci pensavo oggi pomeriggio anche se in termini meno forbiti. Perché mano a mano che cambio, che mi riscopro e resto sorpreso della facilità con la quale sto crescendo, sento che appena metto il punto su una delle mie tante “i” sto già cercando la successiva. Sono alla prese con la scoperta di un nuovo benessere, quello che si prova lasciandosi alle spalle i fardelli più pesanti, quelli che quando te li porti addosso ti stanno talmente bene che non te ne accorgi nemmeno, come un problema visivo che scopri solo provando una lente correttiva. Si chiamano complessi, fisime e fantasmi. Chili, quintali e tonnellate di escrementi comportamentali che gravano su di te, ti rallentano e quasi ne vai fiero; mentre gli altri, quelli a cui non gliene frega niente, ti prendono in giro, e quelli che ti amano aspettano di vedere splendere tutto il bello che nascondi sotto quella scorza ruvida. Se sei fortunato, dal branco si fa avanti chi, più di tutti, ti ha a cuore. Sulle prime ti viene incontro sorridente e ti tende la mano, poi quando s’accorge che in quelle fisime ti ci stai crogiolando, ti piglia per le spalle e ti scrolla. E quello scossone è la tua rinascita. Il motore si riaccende, sulle prime sboffocchia un po’ ma poi comincia a girare al ritmo giusto. Così riparti, riprendi il viaggio e sai che andrai lontano, perché l’autostima è finalmente il tuo carburante. Me lo dico spesso mentre mi prendo cura senza pause del grande cantiere che è in me.

Raccontato tutto d'un fiato da: laltroio mentre suonavano le 21:35 | Permalink | commenti (1)
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