sabato, 10 maggio 2008
Ed è sempre un cantiere, un perpetuo costruirsi e ricostruirsi, perché non c’è traguardo che non sia ripartenza. Ci pensavo oggi pomeriggio anche se in termini meno forbiti. Perché mano a mano che cambio, che mi riscopro e resto sorpreso della facilità con la quale sto crescendo, sento che appena metto il punto su una delle mie tante “i” sto già cercando la successiva. Sono alla prese con la scoperta di un nuovo benessere, quello che si prova lasciandosi alle spalle i fardelli più pesanti, quelli che quando te li porti addosso ti stanno talmente bene che non te ne accorgi nemmeno, come un problema visivo che scopri solo provando una lente correttiva. Si chiamano complessi, fisime e fantasmi. Chili, quintali e tonnellate di escrementi comportamentali che gravano su di te, ti rallentano e quasi ne vai fiero; mentre gli altri, quelli a cui non gliene frega niente, ti prendono in giro, e quelli che ti amano aspettano di vedere splendere tutto il bello che nascondi sotto quella scorza ruvida. Se sei fortunato, dal branco si fa avanti chi, più di tutti, ti ha a cuore. Sulle prime ti viene incontro sorridente e ti tende la mano, poi quando s’accorge che in quelle fisime ti ci stai crogiolando, ti piglia per le spalle e ti scrolla. E quello scossone è la tua rinascita. Il motore si riaccende, sulle prime sboffocchia un po’ ma poi comincia a girare al ritmo giusto. Così riparti, riprendi il viaggio e sai che andrai lontano, perché l’autostima è finalmente il tuo carburante. Me lo dico spesso mentre mi prendo cura senza pause del grande cantiere che è in me.
  
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martedì, 06 maggio 2008

E’ come quando il dito va a premere il pulsante “Pausa” sul telecomando del dvd. L’immagine si ferma, resta lì e sta a noi decidere se e quando sfiorare il tasto “Play” e riprendere la visione del film. Nel frattempo ci si va a prendere una birra, qualche patatina o –perché no- il barattolo della Nutella; magari si sfruttano quegli istanti di silenzio per pensare o, più semplicemente, per andare a fare pipì. Può anche succedere che ci si dimentichi del dvd e si vada altrove per un po’. In fondo chi lo ha detto che un film lo si debba vedere tutto d’un fiato?. Per farla breve… non ho messo volutamente in pausa il blog, è che mi sono inceppato, incagliato, impuntato o magari mi sono solo distratto, di quella distrazione che non impedisce ai pensieri di affacciarsi ma che rende difficile esprimerli. E quanti si sono susseguiti nelle settimane passate. Belli, dolci, spensierati, leggeri, ma anche concreti, importanti, decisivi; tutti insieme appassionatamente, in un vociare chiassoso e festoso, un bellissimo e fertile caos, una jam session tra navigati jazzisti. Ma adesso la pausa e’ finita e la Nutella voglio mangiarla… a cucchiaiate.
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categoria:percorsi, io
sabato, 19 aprile 2008
E poi succede di incontrarsi fuori, fuori dal palazzo e dai ruoli, lontani dal “signorsisignore” e dal sorriso forzato. Si comincia con delle trofiette al pesto con le patate i fagiolini e si continua tra molluschi ed altro pesce. Già perché tutto era partito con un “ci vediamo a cena?” lanciato da uno di quelli che la porta l’hanno sbattuta da tempo. E la rimpatriata, ristretta a pochi intimi, è stata un successo. E cosa importa se gli altri sono tutti over cinquanta? Nemmeno il tempo di pensarci, perché sedute a tavola ci sono  persone vere, non direttori di ieri e di oggi né manager di presunto successo. L’età ed il ruolo non conta. Allegria in abbondanza e non quantificabile; si contano invece con attenzione i bicchieri di vino, sia perché troppo fa male, sia perché ci sarà strada da fare nel cuore della notte. Ed allora niente ammazzacaffè ma un bel digestivo a base di musica. Il padrone di casa ci accoglie nel suo piccolo “studio”: c’e’ una tastiera, una batteria logora dal tempo ma che picchia ancora, un basso, una chitarra acustica e due mixer che sembrano dire “aho’.. qua si fa sul serio”. Parte la musica ma non le diamo vita noi. Si comincia con Paolo Conte e, mentre ne masterizzo i best, si intona “via via… vieni via con me…” per poi passare a “Bartali”. Cantano i cinquantenni ma io non sono da meno. Poi tocca ai Doors ed infine tutti insieme nell’ “have you ever seen the rain” dei Creedence Clearwater Revival. E il lavoro, i ruoli, le rogne? Boh… forse ci si pensa lunedi’.
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categoria:rapporti
lunedì, 14 aprile 2008
Bussano alla porta. Giusto il tempo di dire “avanti” e Marco (lo chiamerò così) fa capolino e mi chiede se ho due minuti. La domanda mi sorprende; è un giovane collega dai modi spicci e di solito bussa, entra, si siede e sputa il rospo senza preamboli. “Dai… siediti, da quando in qua non ho tempo per te?” gli chiedo, ma ho già capito; spero solo di sbagliarmi. “Mi sono dimesso poco fa!”. Ecco, non mi sbagliavo. Non so se buttarla sul ridere con un forzato “aridaje” o essere me stesso e palesare la tristezza che sento. Ciò che ne esce è un sincero e sommesso “sono contento per te”. Ci conosciamo dal 2004, gli ho insegnato molte cose ma sono di più quelle che ho imparato da lui. Lavora sodo, ha dieci anni meno di me, una moglie deliziosa e un figlio in arrivo; come si fa a non ammirarlo per la determinazione con la quale si accinge a questo salto? Ma intanto questo piccolo mondo si spopola giorno dopo giorno; non si fa in tempo a salutare qualcuno che già un altro annuncia le proprie dimissioni. Penso a otto anni fa, all’entusiasmo con cui ho varcato il portone, ai volti che si sono succeduti davanti a me in questa stanza, a tutti quelli che ho salutato dicendomi onestamente contento per loro. Ma il tempo per riflettere finisce presto. Il capo mi chiama chiedendomi di sostituirlo in una riunione. Su la maschera allora, a nascondere questo senso di estraneità che aumenta come lo scrosciare della pioggia.
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categoria:diario, percorsi, io
sabato, 12 aprile 2008

Immagine tratta dal sito http://www.auroville.org

"Quelli che sognano di giorno
sono consapevoli di tante cose che sfuggono
a quelli che sognano solo di notte."
 
- Edgar Allan Poe -
 
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categoria:ogni tanto cito